Educazione: Narrazione vs Efficacia

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Perché scrivere di Educazione è un tema che ho già trattato qualche mese fa qui

Ora mi interessa soffermare l’attenzione su un altro aspetto: che rapporto c’è tra narrazione ed efficacia delle pratiche educative?

Uno degli assiomi fondativi per l’educazione professionale è l’importanza della narrazione di ciò che accade.

Questo aspetto viene ritenuto importante perché quando si narra si assolve ad una duplice funzione: a quella autoformativa per chi scrive se ne affianca una formativa che permette, anche a chi legge, di poter comprendere, analizzare, sviscerare, rileggere, fare un lavoro di meta-pensiero attorno ai concetti e alle pratiche descritte.

Mi viene allora da pensare che la scrittura di ciò che accade dentro i servizi educativi ha una grandissima possibilità: il web sta ancora una volta mostrando che la narrazione è importante perché narrare permette a chi non era in scena di comprendere ciò che accade, permette di sentirsi parte, permette di riconoscersi nelle parole, nelle immagini che i racconti scaturiscono.

Affianco allo storytelling che tante aziende attuano perché è “L’arte del raccontare storie impiegata come strategia di comunicazione persuasiva” – Andrea Fontana, l’educazione professionale può, anzi, deve mostrare uno scarto: non narro per persuaderti ma narro perché ciò serve a comprendere. I

servizi educativi fanno fatica ad assolvere a questa funzione. Ma non è così veramente possibile raccontarsi restituendo alla comunità almeno l’idea di ciò per cui si è pagati con (per la stragrande maggioranza delle situazioni) soldi pubblici?

Se l’efficacia è definita come “la capacità di raggiungere un determinato obiettivo” – diz. Albanesi narrarsi permette di tracciare il percorso, di far vedere le complesse curve, le salite e le discese, della strada che si sta affrontando, a volte permette di mostrare paesaggi inediti.

Reportage fotografici fatti di immagini e parole degli operatori, degli utenti, dei partners che vogliono, giustamente capire. Tutta questa narrazione può permettere di rendere evidenti e pubbliche le sfaccettature dell’educazione professionale spesso difficilmente mostrabili in diretta, mentre accadono.

L’efficacia dunque richiesta da parte dei committenti e della cittadinanza è, secondo me, la deriva che si è presa per cercare di capire quello che accade nei servizi e nei progetti educativi. Forse è possibile, e maggiormente interessante, mostrare passo passo ciò che si fa, senza “denudarsi”, ma permettendo a chi legge di comprendere meglio le azioni di cura, le strategie educative scelte intenzionalmente e il valore che ha quell’intervento.

A seguito di un massiccio uso intelligente della narrazione, forse la smetteranno di chiederci di essere più efficaci e ci chiederanno di raccontar loro delle storie che li rendano partecipi. E noi di storie ne abbiamo da vendere.

Anna Gatti

(questo post è apparso una prima volta sul blog  http://edieducazione.blogspot.it il 17/03/2015)

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2 risposte a “Educazione: Narrazione vs Efficacia”

  1. In alcune delle scuole in cui Ma&Pa, attraverso le sue fondatrici, opera questa strategia narrativa viene utilizzata, purtroppo solo per gli utenti diretti, i bambini (meglio di niente) ma poco se non nulla per le famiglie e con le famiglie…un’opportunità sprecata o forse non ancora pienamente compresa! Ottimo spunto di riflessione, grazie!

  2. Anche per le scuole stesse, per gli insegnanti, i dirigenti puó diventare un’occasione di crescita e di sviluppo del sistema e dell’organizzazione. Un apprendimento nuovo per tutti (e se non si apprende a scuola e se la scuola non apprende, che scuola è?!?). Il nodo cruciale e problematico è il come. Perché nell’interfacciarsi con l’istituzione, sapere quali strumenti e modalità diventa necessario per non incastrarsi nelle procedure e per far diventare i vincoli, risorse, non trovate?

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