#assaltialcielo: dall’educazione alla politica

Il 22 e 23 ottobre in Università degli Studi di Milano – Bicocca è stato realizzato il convegno ‘Assalti al cielo e ritirate strategiche. Sguardi sul lavoro educativo’.

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Chi ci segue sa che Metas ha partecipato, insieme ad altre organizzazioni del Terzo settore, alla costruzione e all’organizzazione di questo evento, voluto dal Prof. Tramma, che è Presidente del CdS in Scienze dell’Educazione.

A questo link potete rintracciare tutte le organizzazioni che hanno collaborato all’impresa

Metas in tutto questo percorso, ricco ed arricchente, ha approfondito la parte della comunicazione. L’intenzione guida è stata quella di evitare una promozione che avesse le sole sembianze di una vetrina per pubblicizzare l’evento, ma che avesse invece il sapore pedagogico della narrazione di un’esperienza, di cui tenere traccia per non disperdere gli insegnamenti possibili e gli elementi da trattenere per continuare a curare tutto ciò che il convegno ha generato: cosa si porta a casa il Terzo settore? Che tesoro può farne l’Università? E quali spazi di dialogo sono stati aperti con tra mondo dei servizi educativi e Politica?

In attesa di decidere, insieme al Prof. Tramma e alle organizzazioni, come continuare a gestire il sito www.assaltialcielo.wordpress.com, rilanciamo da qui le domande che il mondo dell’Educazione professionale ha posto alla Politica. Durante il convegno, infatti, sono stati fatti 4 workshop:

  • Problematicità del lavoro educativo
  • Rapporto tra lavoro educativo, istituzioni e politica
  • Innovazione nel/del lavoro educativo
  • Sguardi sull’educazione dentro e fuori la scuola.

Ogni workshop ha permesso di mettere a fuoco alcune domande da porre ai politici con cui è stata fatta una tavola rotonda.

Riportiamo qui le domande, che è importante non disperdere e che per Metas è importante condividere con tutti i soggetti che ne fossero interessati, per arricchire questo lavoro di nuovi sguardi:

  • Dove va oggi l’educazione professionale dal punto di vista politico?
  • Chi ha una formazione pedagogica e poi entra attivamente in politica, quanto riesce a far comunicare i due ambiti? Cosa dello sguardo pedagogico porta in politica?
  • Le innovazioni in campo educativo vengono finanziate primariamente da fondazioni private oggi. La politica ne è cosciente? Cosa ne pensa?
  • Che percezione hanno i politici di quello che vedono e pensano gli educatori dall’interno dei servizi educativi?
  • Che dizionario comune, tra lavoro educativo e politica, è possibile costruire?
  • Cosa può fare la politica per riconoscere al lavoro educativo un giusto riconoscimento economico, che equivalga al valore sociale che al nostro lavoro viene già riconosciuto
  • Come la politica può promuovere il recupero di un approccio che aiuti la scuola ad aprirsi al territorio?
  • Quanto la politica può promuovere la coprogettazione tra lavoro educativo e scuola?

Verso gli Assalti al Cielo: #innov-azioni?

INTRO

“Mancano 15 giorni al Convegno ‪#‎assaltialcielo‬ di Milano.
La ricchezza del programma per lo spessore dei pensieri in merito allo stato del lavoro educativo attuale, meritano attenzione.
Un’Università e 10 organizzazioni tra cui anche Metas, 31 persone tra gli organizzatori e i relatori per una panoramica articolata che passa da linguaggi, stili e punti di vista differenti sull’ ‪#‎educazione‬ per convergere ad una fotografia che sappia sia restituire un’immagine della ‪#‎complessità‬ che porre delle questioni alle organizzazioni e alla politica.”

(dalla pagina facebook di Metas)

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Eccoci alle fasi finali pre Convegno,  superati i focus group, le mail, le riunioni al volo, e le assemblee plenarie “fatte” per pensare insieme.
Insieme?
Già, se ripercorriamo il nostro viaggio, verso il convegno, forse riusciamo a focalizzare come questo sia stato stato davvero variegato, colorato e imprevisto.
Un viaggio durato circa un anno.
Abbiamo incontrato nelle varie stanze dell’università, che ci accoglievano, una pluralità di attori, che arrivano dal nostro mondo educativo e pedagogico, persone che in genere non frequentiamo; o non frequentiamo in questi spazi o per queste tematiche.
Eravamo a “casa” dell’università con i suoi docenti, gli assegnisti, i dottorandi, con le sue regole e burocrazie, e le sue imprevedibili aperture.
Ci siamo guardati e annusati, nelle differenze e nelle similitudini, tra università e terzo settore, tra istituzioni e singoli, tra esperienze professionali variegate, tra spazi più ufficiali e confronti informali, aule e corridoi, tra speranze e vincoli.

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In effetti, il convegno punta molto sulla correlazione tra vincoli e speranze, per cui la domanda che l’assemblea plenaria ha scelto come titolo è sostanzialmente è questa: “ma noi, un noi plurale che ci vede tutti coinvolti, noi dell’educazione stiamo assaltando il cielo o ci stiamo strategicamente ritirando?”.

Abbiamo lavorato el corso di quest’anno, per pensare insieme, per tratteggiare una struttura di convegno, che riuscisse a dare valore alla differenza e alla pluralità, alle interconnessioni e alle iperconnessioni; che sapesse far riflettere, a partire dalle pratiche professionali individuali, per giungere ad un pensiero collettivo, disomogeneo e ricco. Questo è quanto ci ha accomunato, almeno questo è il mio sentire, anzi è questo il segno che ho scelto di trattenere come Metas.

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INNOVAZIONE

Come Associazione , uno dei nostri fil rouge è lo sguardo al nuovo mondo digitale, che volendo o meno ci troviamo tutti ad attraversare; non foss’altro perché grossa parte dell’informazione, del sapere teorico, dell’economia, della comunicazione viaggia in autostrade digitali. Ci pre-occupiamo di capire come il nuovo mondo (o il nuovo paradigma) ci determina, dove ci conduce, cosa insegna, come impariamo, che segni inscriviamo, come e se i saperi e le professioni educative vengono ridefinite da questo incontro.
Da qui all’essere inserite, nella preparazione del Convegno, nel gruppo che ha esplorato il tema #innovazione, il passo è stato ovvio e breve. Ci siamo trovate di fronte ad una pluralità di soggetti del terzo settore (circa 13/14 soggetti provenienti da altrettante associazioni, cooperative sociali, enti pubblici, o presenti in qualità di liberi professionisti) convocati a raccontare il loro pensiero di #innovazione.

Così abbiamo ulteriormente affinato lo sguardo per cogliere tra le righe di quanto (e dove) ci fosse di interessante attorno al tema #innovazione.

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Una sfida non affatto facile, perché attorno a noi c’è già una tessitura culturale, o una narrazione, che definisce cosa potrebbe/dovrebbe essere, per voi e per noi, #innovazione:
lo fanno i progetti e i bando che la richiedono,
la nominano le politiche e le economie,
lo dice l’incontro con il mondo della multicultiualità, della globalizzazione, della liquidità e del web.

Ci vengono continuamente proposte nuove parole che sembrano ridefinire gli ambiti di operatività, o le nuove sfide educative che siamo chiamati a affrontare (esempio scuola e web/scuola e multiculturalità) o  indicate le nuove azioni che spingono ad una differente gestione dei servizi educativi o di welfare.

Per noi queste parole, definizioni, domande devono cercare un matrimonio, con le prassi educative quotidiane, che ci permettano di individuare le direzioni che stiamo prendendo, di elaborare un sapere condiviso e “raccontabile”, capace di mostrarsi e essere insegnato.
Ma questo, ci pare di poter dire, è parte della mission di questo convegno.

Così non anticipiamo nulla e restiamo in attesa, che sia proprio il tempo del convegno, nelle forme e negli spazi che sono stati costruiti grazie ad un pensiero condiviso, incominci a elaborare un sapere.

Forse già questo convegno, nella sua forma, è figlio della la complessità che il termine #innovazione comporta, o ricerca.

Una innovazione che è data dalla complessità che è stata costruita per pensare insieme, che verrà riattraversata da molti linguaggi, relatori e strutture comunicative:
lezioni frontali, e workshop,
inserti teatrali e presenze radiofoniche,
mostre fotografiche,
connessioni web
relatori dall’università,
confronti con la politica,
presenza e domande del terzo settore,
riflessioni offerte dall’utenza, ovvero di chi fruisce direttamente di servizi e azioni educative.

Così vi rivolgiamo la nostra domanda: è innovativo un incontro complesso tra una pluralità di mondi, che pure ruotando attorno all’atto educativo, di cura e pedagogico, pensa e costruisce reti, genera nuovi pensieri, e li condivide tanto in maniera verticale che orizzontale?

E’ innovativo proporsi di rilanciarli pensati/pensandoli ad un livello più complesso, mentre si tenta di usare una pluralità di linguaggi trasversai che arrivino agli studenti, ai convegnisti, al terzo settore, alla politica, e all’università stessa; e dopo aver creato un luogo (dispositivo) dove sia possibile parlare, ascoltandosi nella reciprocità e nella complessità data dalle differenze?

Per pensarne e saperne di più seguiteci vi racconteremo il convegno anche attraverso Twitter cercate: @assaltialcielo

Monica Cristina Massola