Giovani Volontari e Giovani Disabili

Nei mesi scorsi abbiamo fatto un percorso formativo con un gruppo di giovani volontari dell’Associazione L’Abbraccio ingaggiate da CSV Monza e Brianza.

Ci siamo ritrovate un bel gruppo di ragazzi con tanta voglia, nonostante i numerosi impegni settimanali, tra lavoro, studio e volontariato, di soffermarsi un poco per pensare all’attività che prestano con l’Associazione.

I giovani volontari sono stati guidati nell’incontro tra immaginario e reale, in una esplorazione di gruppo alla ricerca delle precognizioni attorno al tema della disabilità, individuando due punti specifici di osservazione: la persona con disabilità e la funzione facilitante del contesto di tempo libero.

Impegnarsi come volontario parte dal presupposto che ci sia un interesse da parte di chi lo sceglie. Decidere di fare volontariato consapevoli delle proprie competenze e dei limiti eventualmente da superare, permette di occuparsene ricevendo maggiore soddisfazione. Il lavoro proposto ha permesso quindi di dichiarare su quali saperi (teorici e pratici) può contare l’intero gruppo e ha dato possibilità di scegliere di sviluppare al meglio le competenze di ciascuno.

Accompagnati da alcune domande, sia poste da noi che sollecitate dai loro interventi, abbiamo ragionato attorno al come ci si relaziona con le persone con disabilità, che spazio ha la disabilità nel mondo e nella relazione che si instaura tra volontario e destinatario, e quanto sia necessario far entrare la vita reale in quelle relazioni e, soprattutto, nelle singole interazioni tra volontari e disabili. Le persone disabili, non provengono da un altro pianeta. E la disabilità, guardata dal punto di vista pedagogico, non è una caratteristica individuale, ma è la risultante del rapporto esistente tra individuo e società. Non si sostiene che le persone disabili non siano persone in difficoltà tout court, ma dal punto di vista culturale vogliamo scardinare la credenza che allinea la disabilità alla malattia, con tutto ciò che ne deriva: guardare i sintomi e non la complessità esistenziale della persona; porre attenzione all’individuo e non al contesto socio-relazionale in cui ci si rapporta; originare comportamenti standardizzati e artificializzati, desoggettivando la persona disabile, arrivando a considerarla incapace di intendere e volere e desiderare una propria posizione nel mondo.

Tutto ciò nella pratica si traduce spesso nell’assenza di domande, vale a dire che i volontari spesso pongono solo domande retoriche ai ragazzi che accompagnano, o non ne pongono affatto: stai bene? cosa ti turba? cosa non capisci? cosa non sto capendo di te? cosa stiamo dicendo?  che cosa hai voglia di mangiare/bere/fare?

Sono queste esempi di domande considerate di primo acchito impossibili da porsi e da porre. Indagare queste resistenze interazionali, ha permesso di riporre al centro della relazione la dignità di ogni persona in gioco e considerare il fatto che spesso le persone disabili sono abituate ad avere intorno persone che pensano e parlano per loro, perdendo il desiderio di esserci in quel contesto, di capire che è possibile per loro esprimersi ed essere degni di ascolto e attenzione, non solo di cure e assistenza.

Questa operazione ci ha permesso inoltre di rifocalizzare il significato originario che L’Abbraccio vuole dare con il suo operato: l’inclusione sociale delle persone disabili di Meda. E nessuna inclusione effettiva è possibile se si continua, anche inconsapevolmente, a trattare le persone disabili come altro da noi, come personaggi solo bisognosi e mai propositivi e soprattutto soggetti sociali, meritevoli di curiosità, capaci di stimolare e dare, non solo di ricevere passivamente.

Aprendo questo confronto sono emersi i bisogni formativi dei giovani volontari, identificati nei  seguenti temi:

  • gestione delle stereotipie comportamentali
  • autonomia e dipendenza
  • gestione della rabbia
  • gestione dell’affettività e della sessualità
  • la comunicazione non verbale

A tutte queste tematiche è stato fatto un accenno formativo, ma ci si è concentrati sulle prime tre, concordando che per le ultime due occorresse uno spazio dedicato ed eventualmente da progettare in futuri percorsi formativi ad hoc.

Tutti i partecipanti hanno dichiarato di aver bisogno di spazi formativi, come questo, capaci di sostenere nel ruolo e nelle competenze di ruolo in contesto, offrendo un’occasione di confronto gruppale. Con la tutor del percorso si è perciò detto possibile pensare a future occasioni, differenziando tra percorsi formativi su tematiche, e includenti anche i ragazzi disabili accanto ai volontari, e percorsi di supervisione sulle difficoltà che il volontario risconta nella pratica dell’interazione con i ragazzi che accompagna.

Durante il percorso si è inoltre affrontato il tema della motivazione che li ha spinti a dedicare parte del tempo libero nel fine settimana: ciò ha permesso di ragionare attorno alla convinzione della propria scelta e di pensare a come costruire occasioni anche per altri giovani per incontrare e conoscere questa possibilità di partecipazione alla vita sociale di Meda.

E’ stato ipotizzato un percorso di raccolta di punti di vista differenti e di costruzione con un gruppo di ragazzi disabili di un video che racconti l’esperienza de L’Abbraccio per poterla mostrare in occasione di eventi pubblici e iniziative dell’associazione.

I giovani volontari, a seguito di questo percorso formativo e su nostra indicazione, hanno anche sistemato i canali social dell’Associazione, aprendo una pagina di Facebook dedicata alla narrazione delle attività de L’Abbraccio.

Non ci resta, per ora, che augurare un buon pezzetto di ulteriore strada a L’Abbraccio: buon lavoro ragazzi!!

di Manuela Fedeli