Covisioni – prendersi il tempo per riallacciare i fili rossi del proprio lavoro

L’altro giorno parlavo con una collega che ha sia un ruolo operativo che di coordinamento in un servizio di quelli che potremmo definire classici. Il suo racconto dell’ultimo periodo di lavoro mi ha colpito molto per l’immagine che é riuscita a trasmettermi:

sta ripensando alla sua professione per cui ha studiato e a cui ha dedicato tanta cura, tanto tempo e tanto entusiasmo perché le richieste burocratiche diventano montagne impervie difficili da scalare, di cui non si vede a volte la cima. 

Nella parte di coordinamento lei cerca di salvaguardare l’aspetto pedagogico che da valore al servizio, come avvallamenti assolati che dall’alto delle montagne fanno trovare i significati della fatica quotidiana delle risalite, in quello operativo si impegna perché ogni azione sia connessa con il progetto a cui lavora da anni.

Eppure spesso lei si chiede

che senso ha tutta quella fatica che rischia di appiattire anche la bellezza di incontrare lo sguardo dell’altro, dell’utente del servizio.

Servirebbero pause in cui lasciarsi baciare dal sole negli avvallamenti del pedagogico, in cui ricaricarsi di senso, in cui comprendere se le direzioni intraprese sono le uniche per raggiungere la meta o i passi necessari imposti dalla morfologia del sistema in cui si lavora.

Servirebbe non essere soli a pensare le nuove vie.

Quando l’ho incontrata ho ripensato a tutti quelli che conosciamo che si trovano in questa situazione e ho pensato che è un vero peccato: i professionisti in ambito educativo e sociale coltivano e rigenerano cultura e produttività del sapere pedagogico che quotidianamente giocano e spendono nel proprio lavoro. Ed è un lavoro delicato, Lo sappiamo bene.

Essere professionisti non è cosa semplice, non basta ottenere un titolo di studio, per esercitare una professione nel pieno delle sue potenzialità. È una condizione che necessita di cura e formazione ed è fondamentale imparare a intrecciare l’essere professionisti con l’essere persone, per evitare che la professionalità si riduca a un insieme di tecniche sterili che smettono di arricchire chi le esercita e coloro ai quali vengono rivolte.

La sua storia, come quella di tanti che incontriamo ci hanno fatto sentire l’esigenza di creare uno spazio in cui poter tracciare linee rosse tra la teoria studiata e la pratica esercitata nei contesti lavorativi.

Le abbiamo chiamate COVISIONI e le abbiamo strutturale in cicli di 5 incontri mensili in piccoli gruppi in cui, guidati da un consulente pedagogico dell’Associazione Metas, ci si confronta attorno ad una specifica tematica facendo riferimento alle situazioni vissute in proprio luogo di lavoro, ponendole centro del confronto, una disposizione del sguardo collettivo. Il gruppo diviene così uno spazio formativo e generativo per ciascuno dei suoi partecipanti.

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