Il capitale umano – talenti competenze risorse

Il 30 aprile  2018 a Milano, Associazione Metas e Rescogita organizzano la Notte del lavoro Narrato che metterà al centro storie, riflessioni e confronto attorno al tema “IL CAPITALE UMANO, talenti competenze risorse

Il tema è sviluppato e proposto pensando alle pratiche, al sapere e alle fatiche della ricerca e della crescita professionale e umana dei luoghi di lavoro, mettendo al centro le storie di #lavorobenfatto che esistono nel terzo settore, nel mondo profit e in quello dei freelance

Dall’evento del 2017 era nato l’ebook Il pomeriggio e la notte del lavoro narrato che raccoglieva 11 storie di meticciamento tra profit e no profit e che è possibile scaricare gratuitamente qui.

Queste storie e il confronto nato durante l’evento hanno portato i partecipanti a riflettere attorno alle competenze necessarie per il lavoro oggi, ai talenti ricercati e a quelli dati per scontati, alle risorse che come singoli o come organizzazioni bisogna mettere in campo quando si è orientati e spinti a far bene il proprio lavoro; un confronto che ha aperto alcuni interrogativi che hanno portato alla creazione di questa edizione de La Notte del Lavoro Narrato.

30 aprile  2018

ore 20.00

IL CAPITALE UMANO, talenti competenze risorse

presso Microsoft House – via Pasubio 21, Milano

Arrivata alla sua quinta edizione, la Notte del Lavoro Narrato, ideata e promossa dal sociologo Vincenzo Moretti, è uno spazio, fisico e temporale, nel quale incontrarsi, narrare e ascoltare storie di #lavorobenfatto, un’occasione per riscoprire, insieme, il valore e la dignità legati al lavoro fatto con amore e passione, con competenza e innovazione, fatto di doveri e di diritti

Associazione Metas dalla sua matrice pedagogica, con la collaborazione di Rescogita, organizza questa iniziativa credendo che si può in-segnare, lasciare un segno nel mondo (personale e collettivo) attraverso la narrazione di storie di lavoro reale, il confronto con modelli e ipotesi, la riformulazione di possibilità inedite che ne possono nascere, ovvero che incontri come quelli della Notte possono far scattare scintille di riflessione che trasformano le pratiche quotidiane e implementano i livelli di benessere delle persone nei propri ruoli lavorativi partendo dal sapere che negli anni si è prodotto sia in contesti no profit che nel profit; la presenza del mondo freelance apre un’ulteriore porta sul mondo del lavoro.

La partecipazione è gratuita ma è necessario riservare il proprio posto su Eventbrite cliccando qui

Evento su facebook

Educazione: Narrazione vs Efficacia

IMG_1783

Perché scrivere di Educazione è un tema che ho già trattato qualche mese fa qui

Ora mi interessa soffermare l’attenzione su un altro aspetto: che rapporto c’è tra narrazione ed efficacia delle pratiche educative?

Uno degli assiomi fondativi per l’educazione professionale è l’importanza della narrazione di ciò che accade.

Questo aspetto viene ritenuto importante perché quando si narra si assolve ad una duplice funzione: a quella autoformativa per chi scrive se ne affianca una formativa che permette, anche a chi legge, di poter comprendere, analizzare, sviscerare, rileggere, fare un lavoro di meta-pensiero attorno ai concetti e alle pratiche descritte.

Mi viene allora da pensare che la scrittura di ciò che accade dentro i servizi educativi ha una grandissima possibilità: il web sta ancora una volta mostrando che la narrazione è importante perché narrare permette a chi non era in scena di comprendere ciò che accade, permette di sentirsi parte, permette di riconoscersi nelle parole, nelle immagini che i racconti scaturiscono.

Affianco allo storytelling che tante aziende attuano perché è “L’arte del raccontare storie impiegata come strategia di comunicazione persuasiva” – Andrea Fontana, l’educazione professionale può, anzi, deve mostrare uno scarto: non narro per persuaderti ma narro perché ciò serve a comprendere. I

servizi educativi fanno fatica ad assolvere a questa funzione. Ma non è così veramente possibile raccontarsi restituendo alla comunità almeno l’idea di ciò per cui si è pagati con (per la stragrande maggioranza delle situazioni) soldi pubblici?

Se l’efficacia è definita come “la capacità di raggiungere un determinato obiettivo” – diz. Albanesi narrarsi permette di tracciare il percorso, di far vedere le complesse curve, le salite e le discese, della strada che si sta affrontando, a volte permette di mostrare paesaggi inediti.

Reportage fotografici fatti di immagini e parole degli operatori, degli utenti, dei partners che vogliono, giustamente capire. Tutta questa narrazione può permettere di rendere evidenti e pubbliche le sfaccettature dell’educazione professionale spesso difficilmente mostrabili in diretta, mentre accadono.

L’efficacia dunque richiesta da parte dei committenti e della cittadinanza è, secondo me, la deriva che si è presa per cercare di capire quello che accade nei servizi e nei progetti educativi. Forse è possibile, e maggiormente interessante, mostrare passo passo ciò che si fa, senza “denudarsi”, ma permettendo a chi legge di comprendere meglio le azioni di cura, le strategie educative scelte intenzionalmente e il valore che ha quell’intervento.

A seguito di un massiccio uso intelligente della narrazione, forse la smetteranno di chiederci di essere più efficaci e ci chiederanno di raccontar loro delle storie che li rendano partecipi. E noi di storie ne abbiamo da vendere.

Anna Gatti

(questo post è apparso una prima volta sul blog  http://edieducazione.blogspot.it il 17/03/2015)

Da queste riflessioni nasce Educatori Digitali: un percorso di formazione rivolto ad educatori, pedagogisti, insegnanti, volontari e genitori che vogliono occuparsi di comunicare l’educazione online >> qui tutte le info del prossimo appuntamento di Novembre 2016 a Firenze>>Educatori Digitali in Bottega

perché scrivere di Educazione?

IMG_1673

Esistono storie che non riescono ad essere viste perché si chiudono nella relazione tra educatore e utente, tra Maria e Nadia, tra un adulto che sa che cosa sta facendo ed un utente che ha bisogno di quel sapere che trasforma un gesto in cura, che trasforma un azione casuale in un pensiero e lo inserisce in un progetto.

ma spesso il sapere si ferma in quell’azione, in quel gesto.

il sapere studiato, conosciuto  e pensato, il sapere di un gesto che cura, che si occupa di altri riesce a connettere situazione e bisogni differenti e a trovare nuovi modi per far stare bene le persone che abitano quel contesto, quella casa, quel territorio, quella scuola.

Il sapere educativo che parla di come da un pensiero e da un progetto scritto si riescano a realizzare buone pratiche educative che siano azioni dirette con l’utenza o buone pratiche di coordinamento di un’équipe, di pensiero ed innovazione attorno ad un determinato fuoco, oggetto intenzionale, mandato della committenza, è pane quotidiano nei servizi educativi che incrocio.

Le buone prassi educative e il sapere pedagogico sono importanti per la società perché è la parte professionale che si cura delle persone: è la declinazione pratica dei servizi che hanno come mandato il creare contesti per una crescita favorevole dei soggetti della società.

eppure, tutto ciò fatica ad essere mostrato da chi se ne occupa alla società.

esistono relazioni alla committenza, relazioni per il tribunale che segue il minore, incontri con le famiglie dell’utente e via dicendo. 

manca a mio avviso il “ritorno” alla società che sui servizi investe. perché i servizi sono pagati con contributi pubblici, per la maggior parte, almeno.

per me si apre dunque una sfida (come mi ha rimandato Michaela Matichecchia): narrare sul web, trovando luoghi e tempi, modi e parole è un’opportunità perché il sapere di ciò che si insegna e si impara diventi un bene collettivo, della comunità, della società?

è possibile narrare ciò che gli educatori e i pedagogisti immettono con le loro pratiche quotidiane al “servizio” della comunità? è possibile mostrare ciò che gli utenti dei servizi apprendono e insegnano a loro volta?

secondo me si. 

è uno sforzo, sicuramente, perché non si è abituati, non si è neppure formati per farlo.

ma credo che la posta in gioco sia alta perché mancando sul web. e se non ci si è, si rischia di rimanere impigliati nella relazione diretta del servizio.

il web non è il mondo, d’accordo, ma è una finestra. e se una casa non ha finestre, e neppure porte, è una costruzione inutile.

il web è, a mio avviso, una possibilità “a bassa soglia” per potersi mostrare e per poter dar valore, attraverso la narrazione, alle tante storie di cura che abitano la nostra società, mettendo in luce un sapere che fa fatica ad arrivare nei testi, nei saggi, nelle aule universitarie, nella vita della gente.

ma se penso al fine ultimo della pedagogia 

Pedagogia= pedos- persona in crescita (formativa, non solo anagrafica/bambino) e agoghé- azione (non discorso, da logos, come spesso si confonde). La pedagogia è dunque, letteralmente la scienza dell’azione di/con una persona in crescita formativa, in educazione appunto.  cit. Manuela Fedeli

non possiamo toglierci, fare un passo indietro: occuparsi delle persone in crescita significa occuparci del futuro nostro e delle nostra comunità. e dire che lo facciamo e come lo facciamo è necessario per poter progredire come individui e come società. e farlo sul web è una delle possibilità.

volete tirarvi indietro?

Anna Gatti

 

(questo post è stato pubblicato per la prima volta sul blog http://edieducazione.blogspot.it il 7/08/2014)

Narrazione educativa

IMG_1777

Lavorando da tanti anni nella cooperazione sociale ciò che percepisco come molto evidente è la difficoltà di riuscire a raccontare ciò che si fa.

Progetti bellissimi, risultati ottimi, sperimentazioni originali e molto interessanti. 

Tutto però rimane nel patrimonio di chi c’è: degli utenti e degli operatori, al massimo dell’organizzazione da cui nasce. Difficilmente il mondo attorno sa ciò che si sta facendo.

Si da spesso colpa al tempo che manca, alle risorse insufficienti per il pensiero che accompagna la pratica.

Senza pensiero però il binomio circolare “prassi-teoria-prassi” che permette di partire da un progetto ideale, attivare delle pratiche e poi valutare i risultati per poter riprogettare e modificare, implementare, migliorare la pratica, va un po’ a pallino.

Non dappertutto è così chiaramente.

Quella che invece è, in modo desolato, abbandonata da tutti è la comunicazione sul web degli apprendimenti, dei risultati, dei processi in corso nei servizi e nelle organizzazioni.

Non c’è traccia.

Sapendo quanto il web sta occupando la nostra vita quotidiana, quanto ci permette di imparare del mondo, quanto incide sul nostro modo di vedere il mondo, i servizi sociali ed educativi rischiano di rimanere solo aderenti ad un azione, ad un servizio che “serve”, alla concretezza di mani che sostengono, della pazienza che accompagna, della condivisione che supporta.

Un servizio educativo, e a maggior ragione le organizzazioni che se ne occupano, ha invece il compito di produrre pensiero e sapere attorno a ciò che fa.

Credo che il bisogno di essere dunque visibile sul web sia necessario.

e fattibile.

Di storie da raccontare ce ne sono tantissime.

Di sapere educativo e pedagogico, anche.

Serve fonderle con il linguaggio e con i luoghi del web per poterlo rendere nuovamente fruibile, pubblico e generativo. 

Anna Gatti
(questo post è apparso per la prima volta sul blog http://edieducazione.blogspot.it il 14/07/2014)
da queste riflessioni nasce Educatori Digitali: un percorso di formazione rivolto ad educatori, pedagogisti, insegnanti, volontari e genitori che vogliono occuparsi di comunicare l’educazione online. la prossima edizione si terrà a Firenze il 19 e 20 novembre 2016 >> qui tutte le info Educatori Digitali in Bottega