percorso genitori ALLA SCOPERTA

La creazione di narrazioni permette a chi partecipa direttamente di poter rielaborare i propri spaccati quotidiani facendoli sedimentare in una traccia visibile e leggibile. La traccia scritta che gli incontri hanno lasciato, potrà essere da supporto e stimolo per la crescita anche di chi non ha potuto partecipare o non è in questo momento in quella fase genitoriale (figli più piccoli che cresceranno).

Le narrazioni diventano così un patrimonio usufruibile da altri genitori.

Utilizzare la narrazione e collocare gli eventi in una dimensione storica permette a ciascun genitore di raccontarsi approfondendo ciò che c’è stato, e poi di immaginare ciò che ci sarà, e infine di trovare il linguaggio per dirlo, leggerlo, cantarlo,… al proprio figlio.

Nel percorso Genitori alla scoperta realizzato nel comune di Carugate (Mi) è stato realizzato un ebook che potete scaricare gratuitamente.

I testi raccolti sono frutto del percorso fatto insieme: alcuni di loro mostrano una storia scritta durante il primo incontro formativo e una seconda che mostra una possibile evoluzione della stessa scena a conclusione del percorso, altre lo narrano all’interno di un unico testo.

Perché questo lavoro? Perché  le abitudini e le modalità relazionali quando diventano troppo rigide, impediscono cambiamenti desiderati.

Abbiamo  lavorato in questo percorso, allenandoci a rendere più flessibili queste modalità per permette di intraprendere nuove strade che favoriscano nuovi apprendimenti.

Il raggiungimento di quella serenità familiare è necessario per continuare ad essere genitori capaci di progettare i propri modelli educativi, i più adatti alla propria famiglia.

Genitori alla scoperta è l’ebook che potete scaricare gratuitamente nato dal percorso realizzato a Carugate (Mi) organizzato dal Comitato Genitori che ci ha chiamati.

Questo è il volantino dei percorsi di gruppo per genitori

i racconti del Pomeriggio e della Notte del Lavoro Narrato

Nel 2016 e nel 2017 abbiamo dato vita insieme a Trae all’evento milanese dell’appuntamento nazionale de La Notte del Lavoro narrato, ideato e coordinato dal sociologo Vincenzo Moretti  della Fondazione Giuseppe Di Vittorio.

Per noi è fondamentale narrare il #lavorobenfatto che ogni giorno si svolge nei servizi educativi e sociali, perché rimane nascosto tra le pieghe del quotidiano, invisibile ai più e abbiamo voluto prendere questa occasione per potergli dar voce. Spesso il lavoro nei servizi alla persona viene associato con il mondo del no profit ma vedendone le criticità attuali abbiamo invitato all’iniziativa che si è tenuta il 28 aprile 2017 nella sede della cooperativa Zero5 – laboratorio di utopie metropolitane  di Milano sia  eccellenze di lavoro educativo e sociale che esperienze innovative che meticciano il no profit con il profit.

13 relatori, una trentina di partecipanti, un’ottima occasione per #comunicarEducazione in una Notte che per non arrivare al mattino è iniziata nel pomeriggio.

Le storie che sono state raccontate sono a nostro avviso molto interessanti: le abbiamo raccolte e abbiamo aggiunto delle riflessioni  in un ebook  (in formato pdf) che potete scaricare in fondo alla

pagina del pomeriggio e notte lavoro narrato milano 2017

 

Il ‘lavoro ben fatto’ è per Metas un ‘lavoro pensato bene’

Dopo aver ascoltato tante storie, ormai immersi in quella dimensione narrativa in cui a ogni storia raccontata è stato restituito un corpo e di ogni esperienza rivissuta l’emozione, è arrivato il momento di ‘con-cludere’.

Quindi, per Metas, un esercizio abituale: ancora una volta ricomporre, mettere insieme frammenti per costruire nuove figure, in questo caso, concludendo la lunga notte del lavoro narrato, provare a raccontare una storia fatta di frammenti di presente, di futuro e di passato.

Che dire del presente? È bastato allargare lo sguardo e guardare ciò che stavamo facendo, quella giornata, la rete i nuovi intrecci che stavamo ancora in quello stesso istante costruendo. Bastava questo: guardarsi attorno per un attimo in silenzio per dirsi cos’è per Metas un ‘lavoro ben fatto’.

Che dire del passato e del futuro, che in questo presente si stanno abbracciando in modo tanto caloroso?

Possiamo provare a dirci che il ‘lavoro ben fatto’ è per Metas soprattutto un ‘lavoro pensato bene’, portato in uno spazio di riflessione in cui possa essere trasformato in ‘esperienza’, quindi in un oggetto da cui la persona possa distillare i propri apprendimenti, le preziose risorse che andranno a costruire e ri-costruire il suo patrimonio di risorse, ogni volta che un nuovo desiderio, un nuovo progetto, un nuovo sviluppo possibile chiederà di essere seguito, orienterà le sue azioni e i suoi investimenti.

Forse è questo è uno dei pensieri ‘chiave’ che ci accomuna, che ci riporta sul comune terreno pedagogico che ci nutre e da sempre alimenta le nostre pratiche professionali, diffuse in aree talvolta davvero distanti e di provenienza per certi versi esotica.

Una buona domanda ci interroga da sempre e continua a stimolarci: pensare e lavorare in questo modo, interessa ed è utile alle organizzazioni, ai professionisti, a chi lavora?

Lo è stato, per esempio quando…

Si è trattato di fare formazione al personale addetto all’accoglienza di una grande azienda della… e ci siamo ritrovate a fare una valutazione partecipata del loro ruolo e a pensarne insieme le evoluzioni possibili e sostenibili.

E anche quando…

Abbiamo accompagnato persone con carriere formative e professionali molto diverse tra loro (scienziati, giardinieri, giornalisti, musicisti…) a fare un bilancio delle loro competenze e ad affrontare un cambiamento necessario o desiderato, a valorizzare i loro talenti, a reinventare il loro presente, nella prospettiva di un futuro migliore… molti (abbiamo poi scoperto) lo chiamano coaching… noi no… (ma questa è un’altra storia, arriverà certo il tempo di raccontarla).

Dunque il nostro lavoro ben fatto è pensato bene affinché sia orientato a restituire alle persone la dimensione dell’artigianalità del loro lavoro, qualsiasi esso sia: ogni ruolo lavorativo offre una possibilità d’interpretazione… in entrambi i sensi del termine.

Ci piace l’idea di poter accompagnare le persone che incontriamo, con garbo e determinazione, a prendere le distanze dal loro lavoro per osservare, valutare, proporre miglioramenti nella direzione della sostenibilità e del maggior benessere di chi lavora. E abbiamo l’intuizione che questa direzione possa portare le organizzazioni ad abbassare i costi, possa portare vantaggio economico ovunque il cliente ricerchi soprattutto la qualità della relazione che veicola il servizio prodotto acquistato… un po’ come ovunque si faccia ‘bene’ educazione professionale, giusto?

Pomeriggio di #lavoronarrato – 28 aprile: ecco cosa si è portata a casa Metas

Il mondo educativo è fatto di esperienze. E’ attraverso le esperienze di vita, infatti, che si può imparare. La cosa difficile per chi fa dell’educazione la propria professione è però raccontare queste esperienze. Viene infatti spontaneo spiegare, scovare significati da sottolineare e che permettono di trovare gli insegnamenti possibili. Non è un male. A volte però diventa un limite, laddove si fa passare in primo piano l’elaborazione dell’esperienza, invece della sua narrazione.

Raccontare permette di trasmettere quell’esperienza per come è stata, accompagnare chi ascolta in un’esperienza non vissuta in prima persona che però permette di ampliare gli orizzonti della conoscenza possibile di ognuno. Può anche far venire voglia di viverla quell’esperienza o di viverne di simili. Non ci importano le forme canoniche del narrare. L’importante è che si ricominci a raccontare.

Ed ecco che il pomeriggio del lavoro narrato ha visto 7 racconti, tutte con stili narrativi differenti. C’è chi ha portato un copione di uno scambio comunicativo, chi ha raccontato di progetti fatti in servizi educativi e socio sanitari, chi ha raccontato della costruzione di una piattaforma di incontro tra educatori professionali e chi del proprio lavoro in ambito educativo da libera professionista. Potete trovare una sintesi di ogni intervento qui.

pomeriggio 28 aprile

Quello che noi di Metas ora vogliamo raccontarvi è ciò che ci siamo portate a casa di questo incontro pomeridiano, noi che in ambito educativo siamo nate e in cui proseguiamo a lavorare facendo formazione e dando supporto a organizzazioni e operatori.

Il primo elemento importante è la voglia di raccontare il proprio lavoro da parte di chi è intervenuto. Si vede che c’è un bisogno diffuso, sociale, professionale, di far conoscere le esperienze lavorative in cui siamo impegnati. Un bisogno che va oltre la rivendicazione di ruolo professionale e di ricerca delle tanto agognate risorse economiche che diminuiscono spaventosamente. Un bisogno che parla della voglia di diffondere la cultura del lavoro socio-educativo.

Altro elemento che si è notato è l’evoluzione dei bisogni sociali a cui gli operatori sono chiamati a rispondere: oggi è importante farsi carico della collettività, del territorio, non dei bisogni individuali delle singole persone che si incontrano. E questo si dice già da un po’ di anni e come categoria professionale abbiamo fatto ormai un po’ di esperienza in questo senso e ora siamo pronti anche a raccontarla. Non è stato un passaggio scontato questo. Arriviamo da anni di scuole professionali post diploma e università in cui ci hanno insegnato che è la persona da prendere in carico. Bene. Ormai questo non basta più. Sono i contesti sociali che hanno bisogno di cura e interessandoci alla collettività possiamo anche arrivare ai singoli. Possiamo lasciare segni che arrivano anche a chi non incontriamo direttamente, perché fa parte di un contesto di paese o quartiere che riprendere a vivere e trova chanche di generatività; che impara a ri-guardare al proprio vicino di casa che ha bisogno , sapendo dove indirizzare le sue richieste, permettendogli di incontrare una rete di cittadinanza capace di accogliere, o che sta recuperando man mano il valore dell’accoglienza.

E allora come si fa a rendere un quartiere o un paese più attento verso chi lo abita? come si fa ad aiutare la scuola perché possa ritornare ad essere un luogo di scelta del futuro per tutti e un buon luogo in cui crescere come persone e non solo nelle conoscenze curricolari? come si fa a far sentire una famiglia meno sola e più capace di affrontare le fatiche che i propri figli stanno vivendo? come si fa a mostrare ciò che persone con disabilità, o che vivono in altre condizioni di disagio, possono offrire alla collettività e non solo richiedere?

E per far questo, il mondo dei servizi socio-educativi e dei suoi professionisti sta lavorando per innovarsi, per rintracciare nuove strade da percorrere, usare nuovi linguaggi che vadano oltre le tecniche di relazione e prendano in considerazione un’azione diretta sugli spazi che si attraversano, rendendoli luoghi vissuti e in cui potersi incontrare, generare architetture fisiche e digitali che permettano all’umano di ritrovarsi e ai professionisti dell’educazione di riposizionarsi in un’evoluzione delle proprie competenze di ruolo con coraggio e determinazione.

Genitori si diventa

una serata rivolta ai Genitori di bambini da 0 a 3 anni presso l’Asilo Nido “L’isola che c’è” di Busnago.

Partecipazione gratuita inviando una mail a: isolachece2011@gmail.com