Formare Comunità

Famiglia e conflitto: bisogni educativi e possibilità formative

Familiarità e conflitto sono tematiche differenti ma spesso in correlazione.
rifletterci è importante, soprattutto per gli educatori di una comunità minorile e a maggior ragione quando questa comunità ospita minori stranieri non accompagnati.

La comunità minorile non è e non deve essere una famiglia. È un servizio educativo che accoglie minori in difficoltà, a partire dalle difficoltà delle loro famiglie di origine. Accoglie, ma l’accoglienza non è per sempre. I progetti educativi sono a tempo e in questo tempo bisogna aiutare gli ospiti a trovare una collocazione del mondo, consapevoli delle perdite esistenziali vissute, ma anche dei progetti di vita personali che potranno svilupparsi.
Se una comunità minorile non è una famiglia, non vuol dire che non sia necessario, per il personale operativo, riflettere e confrontarsi sui modelli familiari che si mostrano agli ospiti, perché una comunità insegna a sopravvivere senza una famiglia, ma al contempo permette di capire e di scegliere se e quale famiglia si vorrà sostituire in futuro.

Nessuna famiglia, proprio come nessuna comunità minorile, può esimersi dalla presenza di conflitti interni. Condividere la quotidianità, gli umori giornalieri, gli impegni e la voglia di riposarsi o divertirsi. La differenza tra una famiglia e un servizio educativo sta però nella presenza di educatori professionali che di tutto questo devono fare materiale educativo: come si gestiscono i propri impegni quando si convive con persone che ne hanno altri? Come ci si può riposare quando altri vicini a noi hanno voglia di divertirsi? E come potersi divertire se gli altri che si hanno accantono hanno necessità di riposarsi? Se la giornata è storta, perché bisogna imparare a sopportare i bisogni e i desideri altrui? Quale valore hanno gli spazi individuali in un luogo di condivisione? Come proteggere e coltivare la propria intimità, mentre si vive a contatto con persone fino a poco tempo prima sconosciute? E potremmo proseguire ancora molto.
Necessario diventa quindi un percorso di formazione per gli operatori che quotidianamente hanno a che a fare con questi interrogativi.

Quali sono i modelli di familiarità che gli operatori portano con sé varcando la soglia della comunità in cui lavorano?
E cosa ne pensano dei conflitti e come sono capaci di configgere?
Su quali elementi dover lavorare per gestire consapevolmente i modelli familiari e comunicativi?

Da queste domande è partita la consulenza formativa che Metas ha svolto per la Comunità Mulino di Suardi (Pv) e ora sarà degli operatori di questa comunità la responsabilità di farsene qualcosa, nel rapporto con gli utenti e  con la propria professione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *